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LA NOSTRA STORIA

La storia inizia l’8 marzo 1990 dall’incontro di un gruppo della Casa delle donne di Torino e un gruppo di donne migranti che danno l’avvio ad un progetto ambizioso: la costruzione di un centro interculturale delle donne. Con l’impegno comune di donne native e migranti, e grazie al sostegno del Comune di Torino e della Presidente della VI Circoscrizione, della Commissione Regionale per le Pari Opportunità, di molte associazioni femminili e di alcune donne delle organizzazioni sindacali, il Centro Alma Mater (dal nome dell’edificio, ex scuola, che lo ospita, si apre nel dicembre del 1993.

Il Centro, gestito da una nuova Associazione interculturale costituita ad hoc, AlmaTerra, si configura come un luogo pratico e simbolico di intermediazione tra le donne e la città, delle donne tra di loro e come laboratorio interculturale. L’Alma Mater è una casa, uno spazio dove si sono intrecciati non solo uno, ma molti progetti e desideri delle varie donne che hanno lavorato per costruirlo e dalle molte che continuano a progettare e riprogettare assumendosene e condividendo le responsabilità.

L’idea forte che ha guidato il progetto è stata quella di ribaltare lo stereotipo del migrante come bisognoso, di rivalutare e mettere in evidenza, grazie all’incontro multiculturale, le risorse, le capacità, i talenti individuali delle migranti, sovente invisibili e sommersi, di utilizzare queste competenze in progetti di partecipazione organizzativa e di cooperazione anche nel campo economico, in particolare intorno a progetti che riguardano l’autodeterminazione.

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E’ con questa idea che si sono realizzati progetti volti a rompere la segregazione professionale con inserimenti in lavori qualificati nelle Banche, in centri informatici ecc… Inoltre sono stati avviati corsi di riqualificazione rispetto ai lavori di cura e percorsi di formazione per mediatrici culturali.

Figure di “interfaccia”, “ponte”, di “allacciamento”, sostanzialmente figure di comunicazione tra le migranti e i servizi, le mediatrici culturali sono diventate la seconda anima del progetto “Alma Mater” come momento forte di una prospettiva di interazione accompagnata, anzi, gestita dalle stesse donne straniere attraverso una loro nuova auto professionalizzazione.

 

L’Alma Mater voleva essere anche, attraverso la promozione di iniziative produttrici di reddito e con il servizio di mediazione, un punto di sostegno dell’immigrazione femminile nei suoi bisogni di salute e di supporto relazionale nei momenti più difficili.
Con questo spirito si realizza presso il Centro il bagno turco, l’Hammam, il primo in Italia, un luogo per la cura del corpo secondo la tradizione araba, spazio di ritualità femminili in particolare intorno alla gravidanza e al dopo parto.

Con la riproduzione di un frammento di cultura materiale e di spazio relazionale femminile, l’interculturalità e lo scambio si pongono non solo in termini teorici e astratti, ma con un’immersione nelle pratiche e nelle esperienze attraverso percorsi di empowerment.