tit-riconoscersi

Parla una donna migrante:

"Onda dopo onda noi straniere siamo approdate tra voi; via cielo, via terra, via mare, non abbiamo seguito la stessa rotta perché arrivavamo da luoghi diversi.

Non è stato facile ormeggiare in un lido senza leggi all'inizio, e con leggi confuse poi.

L'assenza di leggi ci rendeva invisibili, ci annegava. Ora ci fa stare appena a galla.

Quando siamo diventate una marea, gli abitanti della penisola si sono spaventati, ci volevano ricacciare indietro con i nostri figli e i nostri uomini. Siamo rimaste.

Eccoci qui, con i nostri gusti, i nostri vestiti, i nostri cibi, le nostre religioni, le nostre danze, i nostri gesti, i nostri profumi, i trucchi, i nostri sederi, quelli, ad alcune di noi li fate sempre notare.

 

- NOI- chi siamo noi "straniere"? Non abbiamo neanche i sederi uguali, figuriamoci il resto degli stereotipi che ci incollano addosso. Ci accomuna il fatto di essere fuori casa, di arrivare da lontano, ci accomuna l'immigrazione. Per il resto neppure noi ci assomigliamo.

Ci siamo noi zairesi e loro nigeriane, noi etiopiche e voi somale, noi marocchine e voi sudamericane, noi europee e voi africane, noi musulmane voi ebree, noi colorate voi nere, noi nere voi bianche voi cristiane e noi le altre; un gioco, questo, che potrebbe durare all'infinito perché diverso da te è chi non è te.

 

Siamo arrivate, e la città ci offriva luoghi istituzionali: ospedali, anagrafi, mense, asili, ma non avevamo uno "scoglio" su cui poterci fermare, per parlare, per tacere o per riposare dopo una giornata di lavoro.

Gli uomini, si sa, possono aggregarsi anche per strada o nei bar, noi donne no, anche perché molte volte le nostre figlie/i sono con noi.

Non avevamo luoghi dove farci conoscere, essere anche noi interpreti del cambiamento in questo paese, essere visibili culturalmente.

Alcune donne italiane che facevano parte di una associazione femminista torinese ed alcune donne straniere, soggetti singoli, persone che si muovevano da sole o in associazioni culturali o etniche, hanno pensato di offrire uno "scoglio" alle donne straniere e non: così è nata l'AlmaMater.

Quando parliamo diciamo Noi donne dell'Alma Mater, perché ci sentiamo accomunate da uno stesso progetto.

 

Risponde una donna nativa:

"Non so che parola usare per definirvi, vi chiamano"immigrate" o "straniere" oppure peruviane, rumene, somale, marocchine, ecc..ma a me non piacciono queste parole, mi piacerebbe non dovervi sempre definire, chiamarci tutte donne e basta".